Il diritto alla Famiglia è Sacro… Per l’Uomo e per la Donna.

Forme di convivenza tra persone dello stesso sesso possono venire regolamentate, e nessuno mette in dubbio che alla base di perlomeno alcune di esse non possano esserci varie forme e gradazioni di amore e di sentimento. Nessuno si scandalizza per questo.

Semplicemente il MATRIMONIO è tutta un’altra cosa, e non riguarda (solamente) l’amore profanamente inteso.
Se con un Amore con la “A maiuscola” non è improprio fare paragoni, il “sentimento” invece c’entra poco, se non nella scintilla di attrazione che ne fornisce la causa materiale scatenante o che può cementarne gli inizi.

La Famiglia è la riproduzione del principio duale della manifestazione del Principio Primo, e può sussistere soltanto in presenza di un polo maschile e di un polo femminile.
Nella comunità, nella Res Publica, la Famiglia è un nucleo minimo di Civiltà, è un Focolare, è una cellula dell’Ente Etnico.
Suo compito è rappresentare la creazione\rigenerazione divina nella materia, ossia dare alla vita ai figli, educarli e farli arrivare fino al momento in cui, tramite diverse iniziazioni, non possano avere con la Comunità e con il Mondo che un rapporto attivo e dotato di libero arbitrio.

Tutto questo oggettivamente ha poco a che vedere con i sentimenti. Non perché il sentimento non abbia la sua importanza, ma perché stiamo parlando di ambiti completamente diversi.
Il Matrimonio, consapevolmente o meno, è un Rito che riguarda un Uomo ed una Donna, un Rito che viene perpetuato e rinnovato per tutta la vita. La legalizzazione di una convivenza è un fatto meramente civile, del quale si potrebbe discutere e per il quale le opinioni si sprecherebbero, ma non ha alcuna attinenza con ciò che è Religioso.

Inoltre, il rispetto per l’omosessualità non può andare ad inficiare prerogative che rimangono legate alla funzione Sacra della Famiglia: la generazione dei figli (ovviamente), il sostegno dello Stato alla Famiglia che altro non è che una forma di solidarietà comunitaria affinché tutta la Teuta\Tota, la totalità del popolo, possa riprodursi e non solo i “ricchi”, quella parte di educazione riservata ai genitori NON POSSONO essere delegate ad altro genere di convivenze civili, perché oggettivamente è di altro che stiamo parlando.

Chiunque sia, omosessuale o altro, una persona equilibrata, riconoscerà di essere nato da una Famiglia, non da una convivenza, o perlomeno da un “qualcosa” che, perlomeno in potenza, tenderebbe al concetto sacrale di Famiglia quale manifestazione della Diade. L’affermare che “la famiglia attuale, borghese, non è tradizionale, è un costrutto, una gabbia, e quindi tanto vale equipararla ad ogni altro genere di convivenza basata sui sentimenti”, è come buttare il bambino con l’acqua sporca, come bruciare un tavolo pregiato soltanto perché si è svitata una gamba.

Qualunque omosessuale che non sia avvelenato dall’attuale Zeitgeist omosessual-ISTA, pensando alla sua infanzia, ricorderà un “papà” ed una “mamma”, termini presenti già nell’Odissea e nel Mahabharata, e capirebbe che il suo desiderio di POSSEDERE un figlio (che ammetto non essere diverso dalle ansie di AVERE un bambino-animaletto di molti eterosessuali contemporanei) altro non è che un capriccio individualista, sconfessante la vera o presunta naturalità della sua condizione sentimentale.

Non a caso questo “desiderio” compare soltanto negli ultimi anni, mentre abbiamo notizie di amori intellettuali o persino carnali di stampo omosessuale da svariati millenni. Cosa è cambiato?
L’Uomo attuale, compresi i sempre esistiti “omosessuali” (in forme diverse), è individualista ed in preda al Demone del Possesso e dell’Ego.

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