In difesa della cultura e della storia dei Padri dell’Europa: la lingua greca antica non si tocca.

Dopo l’attacco al mondo classico perpetrato in Francia, con grande scandalo del mondo accademico, assistiamo ad un nuovo tentativo distruttore, a volto scoperto, da parte del nostro nemico.
Questa volta molto più violento ed ardito, visto il luogo dove è stato portato a termine. Di nuovo Saruman, cosciente della passività degli hobbit, degli uomini, dei nani, manda in giro per la Terra di Mezzo le sue marmaglie di orchi, i quali uccidono, bruciano e distruggono tutto, nell’indifferenza ed impotenza generali.
La Grecia, Patria, assieme a Roma, della cultura tradizionale europea, deve essere affondata. Non solo dal punto di vista economico, con i vari diktat dell’usura comunitaria e mondiale, e le conseguenti “calate di pantaloni” da parte della sua stessa classe dirigente, asservita a questi poteri, ma soprattutto dal punto di vista etnico e poi culturale, a partire dall’invasione migratoria che subisce ormai da parecchi anni, in un contesto economico stremato. Ora l’attacco viene portato ancor più in profondità: la Grecia va colpita nell’animo, nelle radici, nella memoria storica, nell’essenza profonda ed inscindibile dalla sua funzione rischiarante del pensiero.

La volontà di abolire lo studio delle materie umanistiche ed in special modo della cultura classica dalle scuole europee può essere vista da alcuni (sinistra progressista) come la semplice “fine della resurrezione che essa ebbe quando fu promossa, nella seconda metà dell’Ottocento, la scolarizzazione di massa”
(articolo apparso su “Linkiesta”).

Noi, ovviamente, sappiamo che c’è molto di più.
L’intento è chiaro. Bisogna farla finita con qualsiasi materia che non sia funzionale all’ideologia economicista. Per fare questo è necessario far passare il concetto che bisogna studiare solo le materie che preparino all’entrata nel mondo del lavoro e della mistica consumistica, facendo tendere tutte le istituzioni umane al perfezionamento dell’Homo oeconomicus. Se oltretutto, attraverso misure di questo tipo, si va a colpire dritto nello spirito nazionale di un popolo, il gioco è fatto.

La volontà di abbandonare lo studio del mondo classico, non solo rafforza lo spirito utilitaristico andando ad affossare quell’ultimo baluardo d’orgoglio presente in Grecia, ma va a colpire più in profondità. L’antica Grecia e l’antica Roma sono state l’incarnazione vivente del bello nell’uomo. Classico è l’amore per la virtus/ἀρετή incarnata nel coraggio guerriero, nell’equanimità dei giusti, nella rettitudine del pensiero nella temperanza dei saggi. Classico è l’amore per l’ordine, che dal cielo si materializza attraverso Zeus dispensatore di leggi per gli uomini. Classico è l’amore per la bellezza non volgare, quella per i bei volti ed i bei corpi degli eroi, per la loro anima, ancor più seducente, incarnata dalla kalokagathia. Classico è tutto ciò che ci fa rivivere nella realtà concreta del mondo prima che la modernità la ubriacasse quasi completamente.

Un’operazione sottile si sta portando a termine. Come ben ha affermato Daphne Varenya Eleusina: “è ormai da tempo che in Ellade stanno tentando l’operazione – lo scopo è evidente: non solo distruggere la memoria e la cultura, le radici stesse della Nazione, ma anche impedire il contatto diretto con gli Antichi e con la Sapienza che ci hanno tramandato. Infatti, in tal modo, diventerà impossibile per ogni greco leggere Platone oppure Omero, nella loro lingua originale – al massimo, potranno accedere ai testi farlocchi degli atei ma non si potrà più trovare una persona che abbia idea della lingua dei suoi Padri”.

Il nostro nemico è cosciente di questo ed agisce di conseguenza.
Molti potranno pensare che attribuire questo livello di consapevolezza ai vari intellettuali, politici, radical-chic, giornalisti, etc., che militano nel fronte opposto, sia eccessivo, o che ridurre il mondo ad uno scontro manicheo tra forze del male e forze del bene sia una proiezione utopica. In fondo, la sessantottina professoressa di latino del liceo sarebbe stata contraria a questo provvedimento politico.
Qui non si tratta di catalogare le persone in amiche e nemiche dell’umanità, ma di comprendere come le Idee, gli archetipi, si materializzino nella realtà e ne muovano i fili, prendendo come supporto qualsiasi fenomeno e qualsiasi persona. Sauron non abbisogna di orchi coscienti della loro missione. A Sauron, re del male non manifesto, agente non agente, basta un re che operi, Saruman, ed una serie di generali, vermilingui, ed altri esseri decaduti, che lo affermino con il suo potente esercito di orchi. Il male, si afferma al di là della consapevolezza dei soggetti che se ne fanno portatori. Se l’apparato è ben manovrato, basta anche solo una consapevolezza per governare più o meno direttamente tutte le altre.

Nonostante tutto, Saruman deve fare i conti con un piccolo gruppo di hobbit, di nani ed elfi, raminghi e uomini, di maghi e popoli della terra di mezzo che li seguono, giusto per esprimerci in termini epico-fantasiosi, molto più vicini alla realtà di tante analisi metapolitiche.
Questo nostro pensiero, nato dalla forte indignazione per l’ennesimo attacco alla Grecia, paese fraterno, è un invito ai lettori, un invito a decidere se consegnarsi a Saruman ed unirsi alla forza irresistibile di Sauron, se combattere al fianco dei popoli risvegliati della Terra di Mezzo, oppure rimanere neutri hobbit e coltivare con amore e laboriosità una contea, dove però, da molto tempo ormai, non brilla più il sole.
Noi scegliamo di combattere, e lo facciamo sotto il segno del mondo classico, mito vivente ed eterno, fonte inesauribile di verità e bellezza.

Daniel Guillem, Responsabile culturale di Azione Identitaria.

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