Rivolta contro la democrazia moderna

In un campo si può coltivare oppure mettere mandrie al pascolo. Tutte e due le cose non sono possibili.

O si ragiona in termini istituzionali oppure si rifiuta la logica cosiddetta “democratica” e si cerca di costruire qualcosa di diverso.

Chi pensa che disoccupazione, povertà, degrado morale, mancanza di valori, sovranità limitata, siano il frutto dell’incapacità di una classe dirigente corrotta, si sbaglia. Non ci sono errori, non ci sono calcoli sbagliati: è tutto voluto, tutto pianificato. Questo è quanto il Sistema vuole e quindi questo è quanto viene realizzato.

Nel gioco delle parti, nella commedia del vero e del falso, tutti i partiti fingono di poter esercitare una influenza sulla realtà che, al contrario, è diretta ed amministrata da poteri lontani ed invisibili.

Se qualcuno crede di poter partecipare di questo gioco per “migliorare” le condizioni degli italiani (sia materiali che morali) si illude e illude gli altri.

La prima obiezione che gli scalmanati del voto oppongono a questa tesi è: si, ma non votando, rimane tutto così com’è.
Si potrebbe rispondere, altrettanto facilmente, che mai le elezioni hanno determinato nel dopoguerra qualcosa che non fosse stato già deciso dal livello superiore del Sistema.

Qualcuno ricorda qualche deputato, qualche legge, qualche episodio che possiamo annoverare tra le cose utili e dignitose del secondo dopoguerra? Dopo decenni di MSI, Fiamme varie, Alleanze Nazionali, Leghe e pseudo-identitarismi locali, a cosa si è arrivati?

Per cui viene facile dedurre che migliaia di deputati e senatori, durante questi decenni abbiano realizzato la stessa quantità di cose utili di chi predica l’astensione. Nulla, niente di niente, ma almeno i secondi immaginano un mondo diverso, non si sporcano le mani con la partecipazione ad un meccanismo anti-popolare ed anti libertario.
Partecipare dei ludi cartacei, infervorarsi per le cabine elettorali, produce un effetto ulteriormente rafforzante per il Sistema, perché si trasmette a tanti giovani (e non solo) l’idea illusoria ed ipnotica che con le elezioni prima o poi si arriverà alla “soluzione” dei problemi essenziali.

Insomma, “il Sistema si cambia dall’interno” è uno slogan creato dal Sistema, che poco o nulla si sente minacciato se al suo interno si esprimono forze che contestano la sua esistenza.

Rimane quindi vuoto lo spazio d’azione per una politica vera, che sia culturale, ideologica, metapolitica e militante, finalizzata a mostrare il vero volto della cosiddetta democrazia: una dittatura sanguinaria a guida usurocratica.
Se tutti quelli che si impegnano oggi per un candidato, una lista, un raggruppamento elettorale, investissero le loro energie per far comprendere al maggior numero di persone possibile che la democrazia è solo la maschera della dittatura bancaria, tra qualche tempo potrà esserci finalmente la fine di questo Sistema schiavista ed usuraio, che vede la nostra Patria occupata e spogliata dei suoi beni e della sua Storia.

Continuare ad illudersi e ad illudere, significa voler svuotare il lago riempiendo delle bottiglie, pur sapendo che solo una diga potrà fermare le acque torbide che generano l’attuale pantano della politica nazionale ed europea.

Una volta si diceva: il vero rivoluzionario non vota ma lotta. Se tutti quelli che lottano non vedessero vanificato il loro impegno, puntualmente riversato nei forzieri energetici del Sistema attraverso le elezioni, oggi saremmo già a buon punto.

Comunque sia, l’unica strada per abbattere il nemico non passa per la casa del nemico ed i suoi salotti. Frequentarli, anche se vestiti da guerrieri irriducibili, non porterà a nulla.

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