17 MARZO, Anniversario dell’Unità Nazionale

Si celebrano oggi 158 anni dall’ultima riunificazione storica di gran parte del territorio nazionale italiano.
In questa data Vittorio Emanuele II di Savoia, re di Piemonte e Sardegna, proclamò ufficialmente la (ri)nascita del Regno d’Italia, corona virtualmente scomparsa nell’Era Moderna.

Al netto dei fatti storici che portarono a quell’evento, e dei numerosi lati oscuri della fase risorgimentale della nostra Nazione, Azione Identitaria ritiene doveroso riscoprire e celebrare questa data. Non ci è caro, ovviamente, soltanto l’ultimo secolo e mezzo di Storia Patria; questa data simbolica, infatti, ci permette di onorare e celebrare almeno tremila e cinquecento anni di Identità Italiana (o italica, che dir si voglia): dal primo distaccarsi del ramo italico (ed italo-celtico) dalle comuni origini europee al ritorno di Enea alle spiagge patrie, dalla nascita di Roma fino alle glorie dell’Impero, i cavalieri e le imprese del Medioevo, la difesa della terra patria dalle mille invasioni… marinai ed esploratori, poeti e cantori, le nostre lingue multiformi, tutte bellissime, di cui l’Italiano, nuovo latino, è corona; le guerre terribili che ci hanno visti fratelli nel sangue e nell’impegno, i monumenti, le canzoni, l’arte ed una cultura invidiabile, ovunque stimata e rispettata.

Riunire le Stirpi e le Terre d’Italia in un solo grande vincolo d’unione è stato destino irrinunciabile e manifesto. La gravissima situazione di perdita dell’indipendenza e della sovranità, che tutt’ora ci coinvolge in forme sempre nuove, sarebbe oggi ancora più grave ed inaccettabile, se ci avesse colto divisi.

Negli ambienti che a varie gradazioni possono essere definiti ‘identitari’, abbiamo assistito negli ultimi venti, trent’anni, ad una rivalutazione nostalgica degli oltre millecinquecento anni di divisione politica della nostra Nazione, non senza una rivalutazione, di pari passo, delle ancora influenti eredità millenarie delle nostre etnie, risalenti al periodo pre-romano.

Questo fenomeno ha due radici, di natura nettamente opposta: da un lato è andato di pari passo all’umiliazione del nostro Paese nel contesto internazionale, dal diffondersi di mitologie anti-nazionali quasi tutte partorite da centrali anti-culturali anglosassoni o dell’eurocrazia; demolire culturalmente i presupposti dell’Unità è stata una vera e propria azione “dietro alle quinte” da parte delle quinte colonne mediatiche dei gangli della finanza internazionale; d’altra parte, vi è stato un filone realmente identitario, nella riscoperta delle “Piccole Patrie”.

All’apice della apparente “vittoria” delle forze mondialiste e della globalizzazione mercatista, migliaia di intellettuali e uomini del popolo, hanno ricercato una Identità Italiana massacrata ripartendo da quanto più prossimo possa esistere: la Comunità locale, la sua Storia (sfociante, come è normale, nel Mito), le sue lingue locali e dialetti. Inevitabile che le tendenze centrifughe e distruttive dei “miti anti-nazionali” abbiano contaminato questa pura e sincera ricerca delle origini: del mito patrio, declinato nella forma moderna delle ricorrenze civili e del considerare soltanto gli ultimi due secoli appena (saltando piè pari i “periodi scomodi”) si sono appropriate anche le caste parassitarie ora ai vertici della politica e dell’economia nazionale.

Senza nulla togliere al patriottismo di matrice ottocentesca, è opportuno sottolineare che l’Unità politica, recente, della nostra Nazione è avvenuta in concomitanza alla sua definitiva modernizzazione ed industrializzazione, molto più tardi che presso altre nazionalità europee: è inevitabile che i riflussi culturalmente tossici di un grosso cambiamento epocale indirizzato verso la società di massa abbiano dato toni amari, qua e là, ad un fenomeno storico le cui motivazioni non possono che essere definite sacrosante. Il trasformismo politico dei Savoia, il prevalere delle borghesie prima industriali poi finanziarie, legate a doppio filo ad interessi prima anglo-francesi, poi anglo-americani, l’asimmetrica industrializzazione del Paese, l’emigrazione montanara, veneta e in particolare meridionale verso il Nord-Ovest, la dimenticanza colpevole e talvolta politicamente acuita di lingue e tradizioni, hanno finito per far identificare la Madre Patria come una matrigna. Eppure, a maggior ragione, noi Identitari non dobbiamo rinnegarla e dimenticarla, a corona e non a detrimento della nostra “italianità reale”, quella radicata nei nostri luoghi natii.

Festeggiamo dunque il 17 Marzo, che in tempi più felici fu anche festa dell’antico dio Libero, che gli antichi Avi nostri onoravano affinché propagasse la comunità etnica e politica Romano-Italica. Festeggiamo, affinché non solamente si ricordino le radici, immemoriali e recenti, che ci hanno permesso di essere qui ed ora con la consapevolezza di dover proteggere e difendere la nostra Identità, ma anche con rinnovata volontà di migliorare, ricostruire, rinnovare l’albero della nostra Nazione, prendendoci cura di ogni sua diramazione e foglia, specialmente le più attaccate da aridità e parassiti.

Festeggiamo anche il Tricolore che, ben lungi dall’essere palandrana massonica, come spesso si sente impropriamente affermare, altro non è che la livrea orgogliosa del Picchio, animale che ha sempre guidato i nostri Avi, quando essi discesero nelle vallate appenniniche dell’Italia ancora immacolata.

Auguri… e viva l’Italia! 
Quella vera, che sempre è stata, che È e che sarà!#

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto